Costituzione. Passione per la libertà. Il programma in dettaglio

PROGRAMMA

Giovedì 18 ottobre – ore 21:00

Chiesa di S. Antonio Abate in Ravaldino

DIALOGO SULLA COSTITUZIONE

di Andrea Panzavolta

interpreti Andrea Panzavolta e Damiano Mosti

Ensemble Sezione Aurea

controtenore Carlo Vistoli

musiche di F. Cavalli, F Laurenzi, T. Merulla, C. Monteverdi

Filopoli («amico della città», dal greco philos, ‘amico’, e polis, ‘città’) è uno studente liceale. Sul treno con cui ogni giorno si reca a scuola incontra Polimaco («colui che combatte per la città», da polis, ‘città’, e makein, ‘combattere’), collega del padre e suo conoscente. Quest’ultimo, come racconta a Filopoli, è costretto per tre giorni a servirsi del treno per recarsi al lavoro perché la sua automobile è in panne. Vedendo che il giovane sta leggendo il testo della Carta costituzionale, Polimaco, incuriosito, gli pone alcune domande che avranno l’effetto di un formidabile reagente. Nasce così un dialogo sulla Costituzione che si protrae per tre giorni consecutivi. Costruito sul modello dei logoi platonici e delle ciceroniane Discussioni di Tuscolo, il dialogo tra Filopoli e Polimaco entra nell’officina mistica della Carta repubblicana, toccandone gli elementi ispiratori, riscoprendone la grandezza e mostrando come i suoi articoli non siano semplici enunciati, bensì parole, come disse Piero Calamandrei, «cementate con il sangue e le lacrime degli Italiani».

 

Sabato 3 novembre – ore 16:30

Sala del Refettorio – Musei San Domenico

TUTTI I CITTADINI HANNO PARI DIGNITÀ SOCIALE

Commento di Lucrezia Ercoli – Direttrice artistica di Popsophia)

mezzosoprano Giorgia Pesarei

fortepiano Alessia Mortaloni

musiche di M. Malibran, I. Colbran, G. Donizetti, C. Schumann, F. Mendelsshon

Dove trovare l’ideale di una società giusta, che meriti che si mettano da parte gli egoismi e i privilegi particolari, che ci renda possibile intravedere una società in cui noi, i nostri figli e i figli dei nostri figli, si possa vivere in libertà e giustizia? Questo punto d’ appoggio c’è ed è la Costituzione. Nella Costituzione troviamo la politica, il bene pubblico che più, oggi, scarseggia.

Sabato 10 novembre – ore 16:30

Sala del Refettorio – Musei San Domenico

L’ITALIA RIPUDIA LA GUERRA

HISTOIRE DU SOLDAT di Igor Stravinsky

con Mariolina Coppola

commento di Andrea Panzavolta

fortepiano Alessia Mortaloni

Ensemble del Conservatorio “B. Maderna” di Cesena

violino, concertatore Paolo Chiavacci

Nel 1918, accerchiato dalla guerra, espropriato dalla Rivoluzione Russa, esule in Svizzera e senza soldi, Igor Stravinsky assieme allo scrittore Charles-Ferdinand Ramuz, inventava uno spettacolo povero, da baraccone, su una favola di Afanasiev. Un Soldato torna a casa per una licenza, il Diavolo lo blandisce e gli sottrae il violino in cambio di un libro che realizza ogni desiderio. Tre giorni di sogni fatti realtà, solo tre giorni, ma quando il Soldato, senza il violino, arriva a casa, trova che sono passati tre anni, la sua donna s’è sposata, il suo posto non c’è più. A che serve il denaro senza affetti? Tornato povero, il Soldato riprende la strada del profugo, arriva nella terra governata da un re la cui figlia, malata, sposerà chi riuscirà a guarirla. Il Soldato ha di nuovo il suo violino, riconquistato al Diavolo con vodka e astuzia. La Principessa è sedotta, danza un tango, un valzer e un ragtime, e cade fra le sue braccia. Sembra l’epilogo bello di una fiaba. Ma quando i due giovani si metteranno in strada per raggiungere la patria del Soldato, il Diavolo li aspetterà all’incrocio del destino per riprendersi violino e anima, e al Soldato non resterà che seguirlo a capo chino.

 

Sabato 17 novembre – ore 16:30

Sala del Refettorio – Musei San Domenico

UNA REPUBBLICA ANTIFASCISTA

DALLE LEGGI RAZZIALI ALLA RESISTENZA

commento di Anna Foa – Università Roma 3

Quintetto Siman Tov

Musica Klezmer e sonosrità dell’Est Europa

clarinetto Martino Colicchio

pianoforte Fabrizio Flisi

fisarmonica e flauti Tiziano Paganelli

violino e voce gioele Sindona

percussioni Federico Lapa

Nell’autunno 1938 il regime fascista emanò una serie di leggi, le cosiddette “leggi razziali”, seguite da ulteriori circolari e disposizioni, che introducevano radicali discriminazioni fra i cosiddetti appartenenti alla “razza ariana” e i non ariani, in particolare gli ebrei. All’epoca, gli ebrei presenti in Italia erano 47.000, di cui 10.000 circa stranieri. Fra gli “ariani” pochissimi reagirono. Certo, c’era una dittatura che già si era sbarazzata dei suoi oppositori col carcere, l’esilio, il confino. Ma i non ebrei fecero tesoro della propaganda razzista diffusa a piene mani dal regime. I professori delle Università furono pronti ad occupare le cattedre liberate dai colleghi ebrei, gli insegnanti cacciarono da scuola gli studenti ebrei senza mostrare rammarico, un trauma rimasto nella memoria di quei bambini a tutt’oggi. Chi continuava a avere rapporti con gli ebrei era definito “pietista”.
Nessuno allora comprese che con queste leggi era definitivamente morto lo Stato creato dal Risorgimento. Che la ferita più grande le leggi l’avevano inferta non agli ebrei, ma all’Italia.

 

Sabato 24 novembre – ore 16:30

Sala del Refettorio – Musei San Domenico

LA COSTITUZIONE HA UN FUTURO?

commento di Umberto Curi – Università di Padova

soprano Marina Maroncelli

pianoforte Michele Schucchia

Canti della ResIstenza

Quasi tre quarti della produzione legislativa dell’intero quinquennio è frutto dell’iniziativa dell’esecutivo e non del Parlamento, il quale ha svolto un ruolo puramente sussidiario e marginale mentre le questioni di fondo sono il risultato dell’iniziativa del governo. Sul piano dei fatti concreti, quindi, il principio della tripartizione e dell’autonomia dei poteri, è completamente saltato: il Parlamento è quasi completamente svuotato di poteri in favore di un allargamento sempre più rilevante delle competenze del governo. Il tutto senza riforme che modifichino con procedure trasparenti il ruolo e le funzioni dei principali attori istituzionali. Per quanto scomodo possa essere doverlo riconoscere, si deve ammettere che la Carta del ‘48 sopravvive ormai solo come documento storico, e non come descrizione effettiva della morfologia dei poteri e delle loro relazioni.

 

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