Quale musica per Forlì?

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Il seguito … articolo redatto dai curatori della rassegna concertistica “Amore. Passione della mancanza” pubblicato su “Il Corriere Romagna” del 16 dicembre:

L’articolo pubblicato su queste colonne in data 15 dicembre a firma della Signora Anna Alemani, al di là delle generose parole di apprezzamento per la rassegna ‘Amore. Passione della mancanza. Ringraziamento a Mozart’ promossa dall’Associazione 50&Più e dalla Confcommercio di Forlì, contiene una garbata provocazione che investe un settore importantissimo della vita culturale forlivese, quello musicale, troppo a lungo trascurato.

Anna Alemani sostiene, questo ci pare sia il succo del suo intervento, che per elevare l’offerta musicale di una città non è necessario chiamare nomi reboanti, i quali, limitandosi a mere comparsate, sortiscono solo l’effetto di stelle comete che per un momento soltanto illuminano la notte per poi sprofondare di nuovo nell’oscurità. Alemani paventa altresì il rischio di un «populismo culturale», rischio che, in effetti, anche noi riteniamo essere tutt’altro che remoto.

Il problema di fondo, parlando di musica (ma il discorso può essere esteso pure ad altri settori della cultura), è il coraggio con cui i soggetti sia pubblici sia privati debbono sfidare i gusti inveterati del pubblico per fare una seria innovazione culturale. Ci domandiamo se non abbia più senso destinare gli ingenti costi di allestimento di una serata con una superstar della musica a istituzioni e a gruppi musicali del territorio perché non solo eseguano musica, ma ‘creino nuova musica’. Cultura da sempre significa in-novazione, ‘fare cose nuove’ dopo aver meditato la grande tradizione del passato. La vera cultura è sempre inattuale, sfida sempre l’ora presente, non va mai a caccia di facili consensi, non teme mai di veder scendere il numero degli abbonati. Accanto ai grandi eventi ci vorrebbe l’arrischio di commissionare nuove partiture e nuove opere liriche. La parte di ricerca, insomma, dovrebbe diventare il cuore pulsante di una programmazione musicale degna di questo nome, altrimenti si scade, quando va bene, in una polverosa erudizione. Forlì non dovrebbe essere un territorio di conquista, perché possiede tutti i mezzi per poter proporre un programma musicale di altissima qualità.

Il problema, come si sarà capito, è anche, forse soprattutto, politico. Chi ha il compito di amministrare deve essere lungimirante, deve lavorare non solo per ricevere un appagante, ma effimero, applauso nel presente, ma anche per creare una nuova classe dirigente. La domanda, insomma, che deve porsi è ‘Cosa debbo fare per le generazioni future?’.

Queste considerazioni sono soggiacenti alla rassegna concertistica dedicata alle passioni umane, giunta alla seconda edizione. Senza scomporci in indecenti spagnolismi, dobbiamo tuttavia riconoscere all’Associazione 50&Più e alla Confcommercio di Forlì la temerarietà di aver investito risorse economiche in un progetto culturale che non solo ripropone grandi partiture di musica classica, ma anche commissiona del nuovo. Solo nel dialogo (e il dialogo, riconosciamolo una buona volta, è anche contrasto e scontro) tra passato e presente è possibile, sostenevano i nostri più grandi umanisti, fare ‘la nostra Storia’.

Filippo Pantieri e Andrea Panzavolta

Direttori artistici della rassegna concertistica Passioni in Musica

 

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